La Donna nel Mediterraneo
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La vera via dell’emancipazione femminile secondo Leila Ahmed

Leila Ahmed non considera l’uso del velo o del vestito islamico come segno di regresso nel movimento di emancipazione femminile arabo.

Critica, in questo senso, gli studi occidentali sulla donna araba, per cui il grado di emancipazione delle donne musulmane era indicato dall’uso o meno del velo e dal tasso di occidentalizzazione, o, all’opposto, dal mantenimento dei costumi arabi e islamici.

Scrive nel suo libro Oltre il velo: “Ma, come appare chiaro dalla storia delle donne occidentali, l’idea che l’emancipazione delle donne sia realizzabile solo attraverso l’abbandono dei costumi di una cultura androcentrica locale in favore di un’altra cultura, non ha alcuna validità.

Neppure la più ardente femminista del secolo scorso ha mai sostenuto che le donne europee potessero liberarsi dall’oppressione della moda vittoriana (concepita per costringere la figura femminile a conformarsi a un ideale di fragilità per mezzo di corpetti soffocanti che spezzavano le costole [...] ) adottando semplicemente l’abbigliamento di un altro tipo di cultura. Né si è mai sostenuto (...) che l’unica possibilità per le donne occidentali fosse quella di abbandonare la loro cultura per trovarsene un’altra, dal momento che il predominio maschile e l’ingiustizia verso le donne sono sempre esistiti all’interno di essa”
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Ovviamente, sostiene la Ahmed, le donne musulmane devono rifiutare, come stanno cercando di fare quelle occidentali, l’androcentrismo di qualsiasi cultura o tradizione cui esse appartengano. Ma ciò non significa affatto che debbano adottare costumi, valori e stili di vita occidentali.

La vera via dell’emancipazione delle donne islamiche deve passare attraverso l’accettazione e la reinterpretazione critica della propria tradizione culturale e religiosa.

La sociologa afferma che il desiderio diffuso nel mondo arabo di ripristinare o di conservare l’Islam ‘originario’ e una ‘autentica’ cultura locale, non è altro che una reazione al colonialismo e al suo tentativo di sostituire la cultura araba e islamica con usi e credenze occidentali.

Ma quello di cui si ha bisogno oggi non è di una risposta di questo tipo, che non fa altro che capovolgere i termini del discorso colonialista, ma è necessario superare questa impostazione. “In altre parole, invenzioni, idee e istituzioni - occidentali, non-occidentali o locali - debbono essere accettate o rifiutate in base ai loro meriti, non alla loro provenienza.

Quale civiltà o eredità culturale oggi fiorenti - occidentali o non-occidentali - non hanno grossi debiti verso le invenzioni o tradizioni di pensiero di altri popoli e altri paesi? E perché mai un qualsiasi essere umano dovrebbe fare a meno di utili strumenti politici, tecnologici o d’altro tipo, per il semplice fatto che sono stati inventati da popoli diversi, o viceversa dovrebbe adottare costumi poco raccomandabili solo perché autoctoni?”
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